Come fare il jailbreak del Kindle [GUIDA COMPLETA]

Oggi parleremo di una procedura molto intrigante che permette di fare il jailbreak del Kindle, il famoso lettore di ebook di Amazon. L’attivazione del jailbreak in teoria potrebbe invalidare la garanzia e brickare, come si dice in gergo, il dispositivo, cioè renderlo definitivamente inutilizzabile. Prima di procedere oltre chiariamo un po’ di cosette e poi, senza colpo ferire, andiamo dritti al punto.

Che cos’è il jailbreak?

Letteralmente significherebbe “evasione“, nel senso di superare le limitazioni del dispositivo (acquisto ebook da Amazon, limitazione sui formati di ebook disponibili e via dicendo) e si tratta di un modo non ufficiale, non incoraggiato ufficialmente dal produttore, per superare le limitazioni imposte all’interno del dispositivo. Esso consiste tecnicamente nel cambio della ROM di cui è dotato lo stesso, con il risultato di modificare l’assetto e ottenere un nuovo dispositivo senza limitazioni.

Procedura per fare il jailbreak

Facendo questa procedura ovviamente non ci possiamo assumere alcuna responsabilità per quello che farete. Non siamo Amazon, nè siamo riconducibili ad essa. Tutto quello ch farete va fatto sotto la vostra responsabilità. Per maggiori informazioni consultate il forum a tema Mobileread.com

Ecco la procedura passo-passo per i Kindle recenti (per quelli più vecchi senza touch vedi qui)

  • Come prima cosa, impostate in INGLESE il vostro Kindle; la lingua da scegliere deve essere ENGLISH (UK) oppure en_GB
  • Effettuate un reset alle condizioni di fabbrica, riavviate ed attendete la fine della procedura.
  • nella barra di ricerca scrivete il comando ;enter_demo nella casella di ricerca dei libri
  • riavviate il dispositivo ancora una volta
  • Ora che siete in modalità demo,non impostate il Wi-Fi ed inserite i dati richiesti
  • Skippate la ricerca del demo payload quando richiesto
  • Selezionate la demo STANDARD
  • Quando richiesto, selezionate poi DONE; non collegate il Kindle via USB, per adesso
  • Finita la configurazione della DEMO, andate avanti con la gesture doppio tap in alto a destra e poi swipe a sinistra – ovviamente funzionerà solo coi dispositivi Kindle con touch
  • Entrate nella configurazione della demo scrivendo ;demo nella barra di ricerca
  • Selezionate poi l’opzione “Sideload Content
  • Collegate il Kindle via USB ad un computer
  • create la directory .demo con il punto davanti all’interno della cartella di root
  • copiate il file zip del jailbreak (disponibile qui) nella cartella creata
  • copiate demo.json dentro la cartella .demo
  • create una cartella vuota dentro .demo e chiamatela goodreads, lasciandola vuota
  • cliccate su Done all’interno del Kindle
  • nella casella di ricerca, dopo essere usciti dal menu principale, digitate ;dsts oppure fate swipe verso il bassoper entrare nelle opzioni / icone del dispositivo
  • se dovesse dare errore, fate hard reboot in questo modo: tenete il bottone di accensione acceso, entrate nel menu e selezionate di nuovo Sideload Content -> Done con Kindle sconnesso da USB, questa volta
  • Selezionate “Help & User Guides” e poi “Get started”
  • Selezionate KT2 oppure PW2 a seconda dei casi, e poi il bottone per lo store
  • Il kindle si riavvierà
  • a questo punto lo script di jailbreak sarà in esecuzione.
  • finito il riavvio e la procedura, entrare nella casella di ricerca e digitate ;uzb
  • via USB, copiate il file Update_hotfix_watchthis_custom.bin dentro la cartella root del kindle
  • Disconnettete in modo sicuro il dispositivo e poi digitate ;dsts nella casella di ricerca;
  • selezionate Update your kindle per installare l’aggiornamento di sicurezza
  • La procedura si dovrebbe avviare da sola e a questo punto sistemerà tutto quello che deve, eliminando i file non necessari

Metodo di immissione della modalità demo alternativa:

Crea un file vuoto chiamato DONT_CHECK_BATTERY nella radice della memoria USB di Kindle
Attiva la modalità demo digitando ;demo nella barra di ricerca
Una volta in modalità demo, salta la configurazione del Wi-Fi e inserisci valori fittizi per la registrazione del negozio quando richiesto

Fonte: liliputing.com

Come tornare indietro dal jailbreak

Esiste una procedura in merito, disponibile su Reddit, per poter tornare alle impostazioni di fabbrica qualora il JB non dovesse funzionare. Si ricorda che comunque il jailbreak non è ufficialmente supportato da Kindle per cui dovrete assumervi il rischio di romperlo o renderlo inutilizzabile per sempre, nel caso.

[GUIDA] Come scrivere una scheda prodotto per un ecommerce

Compilare una scheda prodotto è sempre un bel dilemma: grazie alle descrizioni, infatti, operiamo almeno una parte delle attività SEO onsite che vengono usualmente effettuate all’interno del nostro portale di e-commerce.

Ma quali sono i criteri che si possono adottare per scrivere al meglio una scheda prodotto?

Regole base per la compilazione delle schede prodotto

Ovviamente questo non significa che le regole di SEO tecnica per ottimizzare le schede non siano quelle di sempre, ovvero:

  • evitare di duplicare le schede prodotto, copia-incollando la stessa descrizione ovunque;
  • evitare di lasciare le schede prodotto vuote (Google prenderà quasi sempre testo a caso, nella descrizione in SERP);
  • evitare di duplicare le schede prodotto, copia-incollando la stessa descrizione e cambiando solo poche parole;
  • non tenere conto della lunghezza del testo fine a se stessa: non è vero che i testi debbano essere lunghi per forza tot parole, per poter funzionare lato SEO. Anche una descrizione breve e concisa, se giustificata dal contesto commerciale, può funzionare bene quanto una “lenzuolata” di testo – che è utile, il più delle volte, per cercare di beccare più ricerche possibili su quella pagina prodotto. La controindicazione in quest’ultimo caso è creare pagine che “accarezzino” vari argomenti o sottoprodotti generici senza mai focalizzarne uno, risultando sospette e difficili da usare per l’utente (e per Google, di conseguenza).
  • se i prodotti sono fisici, e non si tratta di servizi, è abbastanza importante che vengano inserite buone immagini dei prodotti, in alta risoluzione, e possibilmente non presenti su altri siti web, in modo che Google rilevi che sono foto originali (il che è sempre preferibile, secondo me);
  • fare in modo che nel testo, mentre lo scriviamo, compaiano le varianti del nome dello stesso prodotto, ammesso che siano ricercate o siano comunque significative: per esempio, se ottimizzate un prodotto come un hosting condiviso, potete distinguere in base al fatto che sia adatto per WordPress o Joomla!, ad esempio. al tempo stesso questo pone un dilemma che spesso è difficile da risolvere nell’immediato, e richiede un certo studio: le tassonomie del sito, cioè le suddivisioni concettuali he abbiamo operato a livello di prodotti e categorie, potrebbero in certi casi dover essere ripensate e resettate, proprio perchè, se non lo facciamo, rischiamo di far degenerare l’ottimizzazione in uan sovrapposizione di contenuti e potenziali duplicati “involontari”;
  • agire sempre sulla coerenza e integrità semantica del testo; i testi scritti male, anche se contengono tutte le parole chiave più belle mai pensate, non fanno mai fare buona figura e spesso scatenano la diffidenza del compratore.

I suggerimenti qui indicati valgono anche per ottimizzare le schede prodotto dei siti white label o affiliati, per la cronaca, anche se in questo caso alcuni criteri non sono applicabili e ci sono delle complicazioni irrisolvibili di mezzo (ad esempio: è difficile che da affiliati disponiamo di foto originali dei prodotti).

Opera su larga scala

Prima di tutto, è bene che il criterio sia scalabile: non dovremo quasi mai effettuare una singola ottimizzazione, infatti, che rischierebbe di essere poco efficace, bensì dovremo fare lo stesso su più di una scheda prodotto, se non su tutto il nostro catalogo online. È importante quindi utilizzare un criterio uniforme nel fare questa delicata operazione, ed è importante farlo su larga scala. Se abbiamo un catalogo di 1000 prodotti e rivediamo i contenuti soltanto di 10 di essi, è improbabile che il sito ne possa beneficiare; se lo facciamo su 300-400 prodotti, in teoria – e solo in teoria, la pratica potrebbe smentirci – mi aspetto che Google “si accorga” prima della differenza.

Lavora sulla call-to-action

Ogni pagina del nostro e-commerce dovrebbe essere pensata come una pagina informativa, che sia strutturata in modo adeguata (strutturata nel senso che i vari pezzi che la compongono siano chiari ed inequivocabili), che abbia un aspetto grafico gradevole e che soprattutto ci sia una call to action bene in vista.

Nel marketing le call-to-action sono le “chiamate all’azione”, che in questo contesto sono il più delle volte legate al bottone per inserire il prodotto nel carrello, oppure (per estensione) si focalizzano sul bottone per pagare gli acquisti fatti, ed evitare che i prodotti nel carrello restino invenduti.

un esempio serve a focalizzare l’aspetto essenziale della UX di una buona pagina per gli acquisti online di un prodotto: un bel bottone bene in vista, in questo caso di colore verde, sul quale scrivere a nostra scelta “Aggiungi al carrello”, “Acquista ora” e così via.

La regola più importante… non è scritta da nessuna parte 🙂

Chiarito questo, bisogna fare una considerazione molto importante: il testo di una scheda prodotto potrebbe essere utile per il posizionamento del prodotto stesso, a volte invece – molto più brutalmente, purtroppo – non lo è. Non sempre, quindi, fa la differenza in termini di conversioni, tantomeno nei tempi e nei modi che ci aspetteremmo.

Al tempo stesso, il testo deve essere concepito per essere comprensibile e funzionale non per i motori di ricerca, bensì solo ed esclusivamente per gli utenti target: per quanto molti manuali e blog di settore, spesso anche molto autorevoli, parlino di scrivere testi “ottimizzati” sia per i motori che per gli utenti, è più che sufficente ragionare in termini di utenti.

Lasciate perdere, ovviamente, qualsiasi idea di fare keyword stuffing (ripetere sempre le parole chiave come capita, basta che ci siano) e di copywriting SEO (una cosa che per molti versi non ha senso e non è funzionale), e semmai ragionate sempre nell’ottica della search intent: cosa pubblicano i concorrenti del mio settore per attrarre visitatori? Posso fare anch’io lo stesso senza copiare brutalmente dai competitor?

E sapete perchè, tutto questo? Perchè se non sappiamo nulla sui motori, di fatto, sappiamo molto di più sul target della nostra utenza: quello che si aspetta di leggere, quello che gli interessa sapere del prodotto, anche la scelta delle caratteristiche fa una certa differenza ed è fondamentale da focalizzare. Sono aspetti forse più legati all’aspetto di marketing che a quello SEO, ma è anche collegato al fatto che non esiste, nel modo più assoluto, una “Tecnica” per scrivere bene le schede prodotto che vada bene per chiunque: un conto è vendere articoli di sexy shop (in cui più che le descrizioni conta il fatto che siano comprensibili in caso di eventuali ambiguità, ad esempio), un altro è vendere ricambi per trattori (per cui invece una scheda tecnica anche copia-incollata potrebbe funzionare meglio di un testo “creativo”).

Preventivo SEO: che cosa ti aspettare (e cosa no)

La realizzazione di un preventivo SEO è una delle fasi basilari di qualsiasi consulenza: la sua visione ci offre una base di conoscenza per valutare se prendere in considerazione quel consulente o quella agency. Se si accetta un preventivo si da’ per buono, almeno in quel momento, che faccia al caso nostro e possa essere utile per i nostri obiettivi.

Obiettivi che, a loro volta, spesso possono essere confusi o irrealizzabili, rendendo comunque “caro” il costo dal nostro punto di vista (soprattutto per certa malsana cultura nostrana, che si focalizza fin troppo sui prezzi e quasi per nulla sui vantaggi).

Come è fatto un preventivo SEO

In teoria la stesura di un preventivo è vincolante la specifica dei dettagli e dei costi del lavoro che dovrà essere svolto, unito ad aspetti formali (ma non per questo poco importanti) come la data, le tempistiche di svolgimento, l’anagrafica di chi lo realizza ed eventuali condizioni contrattuali al contorno.

Periodo di validità

Un preventivo viene realizzato per uno specifico cliente e, il più delle volte, ha un periodo di validità, che è tipicamente di 30 o 60 giorni che sono il termine massimo entro cui accettare la proposta. Troppi formalismi, comunque, in genere rendono il preventivo inaccettabile per i più, per cui si preferisce una forma snella, essenziale, sintetica e possibilmente paritaria in termini di condizioni per entrambe le parti (cliente vs consulente).

Applicazione di IVA e/o contributi previdenziali

C’è una differenza fondamentale tra i preventivi formulati dalle agency e quelli dei singoli professionisti della SEO (ci torneremo a breve, perchè cambia moltissimo anche in termini di modalità lavorative).

I preventivi SEO delle agency, infatti, sono generalmente soggette a ritenute d’acconto e applicazione dell’IVA al 22%, per cui “costano di più” al cliente finale, almeno come tendenza generale (e con qualche eccezione). Quelli formulati da un professionista, al contrario, possono contenere sia l’IVA al 22% che con la sola applicazione del 4% di contributi (se il professionista lavora nel regime dei minimi o forfettario che sia).

Anche solo da un punto di vista fiscale, pertanto, i preventivi delle agenzie che si occupano di SEO tendono ad essere più “costosi” di quelli dei singoli, anche se poi bisogna smentire il luogo comune secondo cui conviene sempre affidarsi alle agency o, al contrario, ai singoli professionisti o freelance. In realtà non esiste una regola generale, perchè per ogni consulenza finisce per fare “storia a sè”, e non esistono ricette valide in ogni caso.

Impostazioni tipiche di un preventivo SEO

Fermo restando che ogni professionista, praticamente per definizione, possiede la libertà di presentare un preventivo come meglio crede, alcuni indizi che possono aiutare a rendere una proposta “migliore” di un’altra è legato essenzialmente:

  • alla forma priva di eccessivi tecnicismi o dettagli interni: se il preventivo non è molto comprensibile è implausibile che vi troviate bene a far lavorare per voi il professionista in questione;
  • al formato scalabile (tipico esempio, non unico, mediante consulenza ad ore – un punto cruciale sul quale in effetti non tutti sono d’accordo, ma che personalmente trovo utile come terreno di comunicazione comprensibile per cliente e consulente, al posto di chiedere magari 30.000€ per un lavoro ad alto livello che il cliente non capirà neanche lontanamente)
  • a “come” vengono formulati gli obiettivi, ovvero diffidando da chi metta in preventivo costi per il mantenimento delle prime posizioni (stanno probabilmente equivocando con Google Ads) o da chi quelle prime posizioni le prometta o garantisca (una garanzia del genere è fuori dall’ambito della SEO, ed è quasi sempre una trovata commerciale ad effetto che, per fortuna, è sempre meno frequente).

Discutere il preventivo

La fase di discussione dei dettagli dell’offerta è poco considerata ma dovrebbe, di fatto, essere messa in primo piano. Il più delle volte il tutto si riduce alla dinamica richiesta, proposta, lamentela generica perchè costa troppo, ma qui ci sono da fare almeno un paio di specifiche:

  1. è sbagliato mettere tutto sul piano dei costi,
  2. d’altro canto molti consulenti dovrebbero forse, me incluso, abituarsi ad usare un linguaggio comprensibile senza svilire ciò che facciamo (ed è difficile, intendiamoci)

Tipi di cliente e tipi di preventivo

Bisognerebbe infine citare la tipologia di cliente, le dimensioni del suo budget ed il fatto che, in molti casi, a rivolgersi alla SEO siano soggetti tra loro diversissimi:

  1. ci sono le classiche attività local che operano nel territorio, per cui in genere, e lo conferma anche Google stessa (ed io sono abbastanza d’accordo), “se gestisci una piccola attività locale, probabilmente puoi fare tu stesso gran parte del lavoro
  2. ci sono poi le PMI con cui è possibile interfacciare positivamente una consulenza, anche se in questi casi si pone spesso il problema della definizione degli obiettivi;
  3. esistono le realtà medio-grandi che vendono prodotti o servizi sul web, e che possono godere appieno dei frutti del lavoro SEO (che vanno tipicamente da un minimo di 4 mesi a salire, come tempistiche medie)
  4. esistono le realtà editoriali che monetizzano via sponsorizzazioni o affiliazioni, che possono godere ampiamente delle attività SEO, a mio avviso;
  5. esistono le multinazionali per cui, secondo me, la SEO non viene ancora neanche presa in considerazione e quando viene fatta viene poco seguita o capita, o peggio ancora realizzata perchè “si deve” farla e senza capirla neanche al 100%;
  6. ci sono infine i classici “imprenditori del web”, neologismo supercazzola che spesso non vuol dire nulla, che investono sulla SEO con avvedutezza in alcuni casi, e con modalità simili a chi fa trading di criptovalute (cioè pensando di capire tutto di tutti).

Avere la forza di cambiare è un passo basilare per il successo, anche solo per dare un’immagine fresca ed aggiornata del proprio sito.

La SEO non è un “problema da risolvere”

Per me è un punto fondamentale: la SEO non deve essere vista come un problema, in genere, ma come un approccio al proprio sito web da affrontare nel medio-lungo periodo. Mi fa sorridere chi si fa due conti e dice che “costa troppo”, soprattutto qualora si aspetti che le problematiche SEO vengano risolte in poche ore, senza considerare che Google è una macchina complessa che possiamo controllare soltanto in parte.

Se è vero che molti siti sono affetti da problemi tecnici che vanno subito risolti, infatti, è anche vero che molti pensano che una volta risolti gli errori 404, ad esempio, il sito decolli su Google in automatico.

Tutto questo rientra in un aspetto fondamentale che vede la SEO non come un “impiccio“, un “dare soldi al signor Tal del tali, bravino per carità, ma che è caro, signora mia“, quanto come uno strumento per scovare nuove opportunità per il nostro sito.

Le convinzioni personali non contano

Il consulente cerca di guadagnare il massimo col proprio lavoro (e a volte sbaglia a pensare alla SEO come una “macchina per soldi facili), il cliente pensa genericamente a risparmiare (un mantra accettato passivamente che forse andrebbe anch’esso rivisto, in effetti). Comunque la si pensi, le convizioni personali c’entrano fino alla curva: la SEO di oggi, nel 2021 inoltrato, naviga sempre più a vista, e certi “Trucchetti” o pseudo-automatismi sono ormai obsoleti e non utilzizabili.

Del resto il consulente fa il consulente, il cliente deve fare il cliente (pericolosissimo confondere i ruoli in entrambi i casi). Invertire i due ruoli è dannoso (cliente che crede di saperne di più del consulente, consulente che si immedesima o familiarizza troppo col cliente) ed è molto comune, purtroppo, che il cliente tenda ad assorbire quello che sente dire dal SEO fino a convincersi di saperne più di lui (Dunning-Krueger docet).

Ad oggi ho perso il conto delle discussioni (per fortuna solo verbali) con clienti che, nel vedere risultati al di sotto delle aspettative, finivano per prendersela con me a prescindere dalla realtà (se nella SEO le cose vanno male, in molti casi, il danno è ereditato da una gestione superficiale e dal fatto che magari, durante il lavoro, non hai saputo vincere le resistenze al cambiamento che caratterizzano molti soggetti).

Chi ha davvero ragione? Nessuno può dirlo con certezza assoluta, ma resta il fatto il consulente è documentato e ha esperienza sulle cose e i clienti no, in genere. Entrambi possono sbagliarsi, legarsi al dito le cose, impuntarsi e via dicendo, ma dal punto di vista probabilistico credo comunque che la buonafede di una delle due parti indichi sempre chi “ha ragione” (per quello che vale per la risoluzione amichevole di eventuali controversie, s’intende).

Semplicemente, bisogna essere sempre più elastici, collaborativi, e capire soprattutto che è Google che fa le regole, non noi. Se non vi piace questa cosa, semplicemente, trovate un altro modo per promuovere il sito: e non ne mancano, dal social media marketing alla pubblicità sui giornali cartacei e via dicendo.