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Che cos’è SEMRush e come può esserti utile

Scheda sintetica del prodotto

  • Disponibile in italiano: sì
  • Permette di vedere i backlink della concorrenza: sì
  • Permette di suggerire strategie: sì
  • Facile da usare: sì
  • Gratuito: in parte

Recensione

SEMrush è disponibile anche in italiano, ed probabilmente uno degli strumenti SEO più validi e completi che ci siano in circolazione, anche se sicuramente ha un costo e non è uno scherzo investire nel suo uso. Sicuramente offre una panoramica di strumenti molto utili per vari scopi, tra cui uso spesso quello di analisi dei link della concorrenza.

Non voglio perdermi in chiacchiere inutili con questa recensione, e vado direttamente al sodo: Semrush è uno dei principali strumenti per le attività SEO più ricorrenti, ed è certamente uno dei tool più noti ed utilizzati. Mi è capitato di usarlo per la valutazione dei domini in ottica competitività e posizionamento, ed in particolare per la compra-vendita di link può rivelarsi uno strumento prezioso. Nella schermata principale che vediamo qui di seguito, ad esempio, sarà possibile inserire il nome di un dominio per ricevere una valutazione. Prima di farlo ricordatevi di selezionare la lingua di riferimento (Italia o Google Mobile Italia, se preferite) e di cliccare su Inizia ora per vedere le valutazioni che vi fornirà. Per buona parte lo strumento è gratuito, tranne per l’analisi approfondita che diventa, come vedremo tra un attimo, a pagamento.

Cosa racconta il report? Un sacco di cose, in realtà:

risultati derivanti dalla ricerca organica e a pagamento;

numero e tipo di backlink;

numero e tipo di inserzioni.

La parte di backlink è abbastanza accurata, e vi permette di sbirciare tra i backlink dei concorrenti; nella versione free solo una parte di backlink sono visibili, ovviamente. Si possono vedere anche le anchor text che sono state linkate, i domini singoli che hanno linkato il sito che state analizzando ed altri dati analoghi che normalmente non vedreste, se non mediante complicate ricerche mediante operatori di Google (abbastanza scomode e spesso al limite dell’impossibile, ad oggi). L’indice non è aggiornatissimo nella versione free, c’è da specificare, ma diventa praticamente real-time in quella a pagamento, che comunque rimane la versione consigliata per un uso professionale.

Con la versione gratuita è possibile effettuare fino a 10 richieste consecutive, invece con quella PRO si possono effettuare più richieste, più precisamente ci daranno

  • 10.000 risultati per report
  • 3.000 report al giorno
  • Tracking: 500 keyword, 5 campagne

. Le sottoscrizioni partono da 99 dollari al mese (circa 85 euro al mese, vedi cambio valuta attuale) ed arrivano a circa 350 euro al mese, cifra per cui è possibile avere il massimo:

  • Report branded
  • Dati storici
  • Limiti estesi
  • Report white-label
  • Accesso API
  • Limiti estesi e opzioni di condivisione

Usando anche solo lo strumento base a 99$/mese – una cifra non da poco certamente, ma se avete già un paio di clienti basici di valore riuscirete ad ammortizzare – è possibile disporre di ben 28 strumenti di web marketing targetizzabili per lingua, ed è ideale per freelance, professionisti che lavorano da soli o piccole aziende con un budget limitato che operino ovviamente in ambito SEO.

Che cos’è davvero la SEO, nel 2022?

L’ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO, in inglese Search Engine Optimization) consiste nel processo tecnico, strategico, contenutistico, strutturale e fattuale atto a (provare a) migliorare la qualità e la quantità del traffico, specificatamente proveniente da motori di ricerca come Bing o Google, su un certo sito. Per traffico dei motori di ricerca si intende, in questa accezione, considerare il traffico organico, naturale ovvero quello non frutto di ads o pubblicità a pagamento, oggetto di altre attività distinte come la SEM.

Al fine di attuare una delle tantissime strategie di marketing su Internet, la Search Engine Optimization tende a considerare discipline come l’Information Retrieval, ovvero lo studio degli algoritmi che sono atti a far funzionare i motori di ricerca e mostrano i risultati (SERP) in un certo modo. Grazie alla SEO, si può aumentare il traffico organico, ammesso che sussistano determinate condizioni di qualità e che sia stato effettuato una audit specifica che verifichi il sussistere di certe pre-condizioni tecniche. Aumentare il traffico organico è molto interessante per qualsiasi sito sia per incrementare le possibilità di guadagnare con metodi di monetizzazione tipo Google Adsense che, forse soprattutto, per poter trovare facilmente possibili contatti, iscritti alla newsletter o clienti paganti.

La SEO viene studiata in vari modi, ma il più comune resta quello di ricorrere a strategie di ottimizzazione dei contenuti targetizzati sul pubblico di interesse (esempio: profilazione dei desideri, degli obiettivi e di ciò che stanno cercando i visitatori del sito, sia quelli effettivi che quelli potenziali che ancora non arrivano). Per fare questo, si possono distribuire le keyword nel sito ricorrendo a sinonimi e riscrittura di testi, si possono riottimizzare le pagine e far indicizzare solo quelle davvero essenziali, si possono far linkare i nostri siti da portali editoriali che possano fornire valore aggiunto mediante la citazione o la sponsorizzazione (si parla di link building, in questi casi). La SEO è un’arte che non può nè dovrebbe essere improvvisata, e che abbiamo imparato ad eseguire prima di tutti sui nostri siti web, portando loro solo nell’ultimo anno circa 120 gigabyte di traffico al mese (dato medio).

Il traffico organico, in generale, può provenire da diversi tipi di ricerche, tra cui ricerca di immagini, ricerca di video, ricerca accademica, ricerca di notizie e motori di ricerca verticali specifici del settore. Per maggior informazioni contattaci

Photo by Campaign Creators on Unsplash

Come fare un sito porno, sul serio

Il mondo adult è uno dei più redditizi del web, e lo sai bene tu, coraggioso imprenditore che mi stai leggendo; se il tuo obiettivo è quello di realizzare un sito per adulti che possa fruttarti dei soldi, devi sapere un po’ di cose. Molte delle considerazioni che farò in questa sede finiranno per scoraggiarti, altre potranno invece farti da stimolo. In ogni caso devi sapere un bel po’ di cose, e la prima di queste è che fare un sito porno non è per tutti, richiede un investimento considerevole all’inizio ed una certa dose di coraggio, se volete.

In questa sede non parleremo dell’aspetto tecnico della realizzazione dei siti porno, bensì degli aspetti legati essenzialmente alla gestione ed alla manutenzione, nonchè ad un minimo di strategia di marketing.

L’autore del guest post ha chiesto di rimanere anonimo, ndr.

Tipi di siti porno

Andiamo sul concreto? Perfetto: prima cosa da fare è quella di decidere che tipo di sito porno realizzare. In genere i siti porno più diffusi sono:

  • tube, quindi siti in cui siano disponibili porno free da vedere in streaming e porno a pagamento;
  • siti di annunci, quindi siti di incontri particolarmente espliciti;
  • blog erotici di ogni genere;
  • siti per scaricare video a pagamento (non disponibili sul web pubblicamente) o ad abbonamento.

Faccio questa distinzione soprattutto perchè, alla base del tutto, aprire un sito del genere non è un gioco e non è un passatempo: è un’impresa vera e propria, e come tale andrebbe considerata. Varia anche parecchio il modello di business alla base dei tre modelli:

  1. nel primo, nel secondo e nel terzo potete sfruttare, ai fini di monetizzazione, vendita di link (se farete bei numeri, s’intende), banner per adulti che link pubblicitari che affiliazioni (ad esempio di sexy shop, webcam, video on demand, ecc.);
  2. nel quarto le vostre possibilità saranno più limitate: non ha senso mettere banner o altro in un sito di vendita diretta, per cui dovrete fare di tutto per provare a vendere più video possibili, direttamente onsite.

Ogni tipo di sito ha i propri pro ed i propri contro: a mio avviso i siti più facili da gestire (almeno relativamente) sono il 3 ed il 4, mentre non vedrei molto senso in un sito di tipo 1 o 2 (a meno che non sia stato fatto almeno un anno o due di attività SEO continuativa, o di ads specifici per portare traffico). Ovviamente dico questo in base alla mia esperienza diretta, da vero project manager un po’ leader nel settore, che pero’ un po’ di esperienza con siti del genere ce l’ha, e può dire una cosa: per avere successo e prendere tante visite, ancora di più per monetizzare anche un minimo, ci voglio molto talento (sì, proprio così) e le giuste scelte fatte soprattutto a monte.

Insomma, scordatevi di aprire il sito e di guadagnare in automatico, perchè sono abbastanza convinto che prima di 6-8 mesi dall’inizio dell’attività non vedrete granchè – per non dire nulla.

Non usate scappatoie

Questo è il suggerimento più importante che mi sento di dare all’inizio: non trovate soluzioni economiche o raffazzonate, affidatevi sempre a dei professionisti seri (per fare bene un sito porno ne serviranno di più seri che mai, anche se può sembrare strano), non usate hosting ultra-cheap e fate attenzione che l’hosting che usate: alcuni non permettono di hostare adult, come abbiamo detto più volte su questo portale.

Aspetti legali

Non sono un avvocato e non voglio che prendiate le mie parole come oro colato, ma da quello che ho capito finora (ho lavorato su un paio di siti di camgirl e su uno molto grosso di annunci online, ad oggi) bisogna stare molto, molto attenti. Gli aspetti importanti da considerare prima di aprire il vostro sito porno sono, almeno, i seguenti:

  1. se la pornografia sia legale nel paese di destinazione del vostro pubblico – se non lo fosse, lasciate semplicemente perdere;
  2. se sia necessario imporre un divieto ai minori nel sito (di solito lo è: 18 o 21 anni minimo, a seconda dei paesi); se non lo fate o prendete la cosa alla leggera potreste avere qualche problemino;
  3. se ci siano problemi di diritti d’autore – della serie: non potete assolutamente caricare i video in HD della vostra pornostar preferita senza avvisare o chiedere il permesso al suo staff;
  4. fate molta, molta attenzione a caricare o mettere a disposizione filmati amatoriali a casaccio: il web pullula di filmini amatoriali caricati senza il permesso dei soggetti, d’accordo, e per quanto la cosa sia trattata con grande leggerezza (troppa, per i miei gusti) periodicamente il problema si ripropone. Non vorrete mica farvi denunciare, vero?

Per affrontare queste criticità in modo adeguato:

  1. informatevi bene;
  2. date per scontate che il divieto ci voglia, ad esempio via popup obbligatorio e cookie;
  3. valutate che una parte del vostro investimento, hosting e dominio a parte, debba essere orientato all’acquisto di contenuti da avere in esclusiva; in rete trovate veri e propri marketplace di video in HD, che tipicamente costano abbastanza;
  4. non fate siti pirata o aggregatori di contenuti altrui: è la cosa che tendono a fare in troppi, e rischiate solo di perdere tempo per nulla.

Chiarito questo, passiamo al prossimo punto.

Portali per adulti white-label

Esiste una soluzione molto interessante, per inciso, che sembra essere parecchio di moda presso vari webmaster (almeno fino a qualche anno fa), cioè i cosiddetti siti white-label: siti già pronti all’uso e minimamente personalizzabili, per i quali pagate solo un nome di dominio (ad esempio mediante aste online di domini scaduti) e vi associate la white label e siete pronti a partire. Nessun bisogno di comprare contenuti, o di fare altri investimenti; la responsabilità sarà vostra solo in parte, e poi sarà di riflesso di chi ha messo a disposizione quei contenuti.

C’è anche’ il problema che questo tipo di modus operandi crea siti tutti identici tra loro, e per questo passibili di penalizzazioni da parte di Google o, più comunemente, del tutto ignorati da esso e dai visitatori. Ad ogni modo se voleste sperimentare questa soluzione ci sono moltissime whitelabel adult che potete trovare facilmente mediante Bing o Google: semplicemente, basta cercare.

Come promuovere siti porno

Bella domanda! Ecco, il più delle volte i canali di promozione che si usano sono i seguenti tre:

  1. Google Ads
  2. Twitter (ad oggi sembra tollerante verso i contenuti adult, ma comunque non esageriamo);
  3. SEO pura (quasi sempre grey-black hat)

La cosa importante è che portiate traffico a tema, cioè di visitatori realmente interessati al porno; se poi saranno disposti a spendere meglio ancora, bene tenerlo presente fin da subito. Per canalizzare i visitatori basta considerare un modo intelligente per generarli, ad esempio mediante un articolo in un blog, mediante un annuncio “mascherato” su un sito di annunci (possibilmente che ammetta link all’interno del testo, e ce ne sono pochissimi), mediante scambi di link (rischiosi, ma li fanno un po’ tutti nel settore) e mediante un social media manager che non vi rida in faccia quando gli farete la proposta (che peraltro è difficile che vi faccia gratis).

Insomma le cose stanno così. Secondo me ci vuole tanta passione per portare avanti una cosa del genere, pure troppa, per cui non vi fate illusioni: il lavoro paga, ma qui i tempi potrebbero davvero essere lunghi ed è difficile / impossibile avere un’idea per un sito porno che nel frattempo non abbia avuto qualcun altro. In caso, un occhio al mercato anglofono sarà l’ideale (a parte per sporchi scopi ludici, diciamo) per farvi capire come funziona, quanto sia complicato e cosa si potrebbe ad esempio migliorare.Ehi… occhio che questa pagina è rimasta nella tua cronologia 🙂 Tranquillo: giuro che non dirò a nessuno che sei stato qui. Non lo farei neanche se potessi! Pero’ magari, se il PC o lo smartphone da cui leggi è condiviso, cancella questa pagina dalla cronologia per evitare imbarazzi futuri, o “sgami” in famiglia. Grazie per aver letto, spero che possa essere utile per il tuo business online. Foto di andreas160578 da Pixabay